
E’ che ‘Medea si è ritrovata, qualche giorno fa, in uno studio Rai, fra il pubblico. E questa cosa le va proprio, oh se le va, di raccontarla. Perché più dei lustrini, più di Carlo Conti (più basso di quel che appaia), più di Riccardo Fogli (più plastificato di quel che appaia), più di Enrico Ruggeri (che ha più carisma di quel che traspaia), più dei lustrini e foglie d’oro che cadevano dall’alto, l’hanno entusiasmata le retrovie (è fatta strana ‘Medea, ma che volete, la disegnano così …). Il magazzino dove Francesca Capua, bionda generalessa dal guanto di velluto, istruiva il pubblico, e mentiva sulla grafia ‘pasticcere’ (inesistente nella Crusca). La liberatoria lunga quanto una bibbia in tedesco. La mensa dimessa ma precisa quanto una mensa universitaria svizzera. Il retropalco, dove un omino della security l’ha trattenuta perché s’era attardata, a pubblicità ormai terminata: il luogo (quasi la cavea di un anfiteatro antico) dove si giocava la vera regia di trasmissione, si davano istruzioni in auricolare al conduttore, luogo pullulante di starlette in piumino e coda di cavallo e tipi di topi di produttori. E’ che capire come le cose funzionino, come giri il mondo, anche quello di pura finzione come la tv, è quel che conta. ‘Medea lo sa da un po’, di essere un ingegnere [non ingegnIere, mi raccomando!] mancato (eppure da bimba smontava le bambole, cosa è mai andato storto?)
“Il desiderio bruciante di giocare un ruolo ‘di rilievo’ nel mondo è proprio di una mentalità ordinaria. Colui che ha una comprensione più alta se ne libera presto.” (August von Platen)
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Ciao, Medea.
Una piccola storia di mia invenzione per esemplificare il senso di meravigliosa scoperta che talvolta ci prende e si impadronisce del nostro orgoglio.
Un giorno al Polo Nord un viaggiatore incontrò su una strada deserta un grasso signore, tondo, rubicondo, barbuto. Il viaggiatore, per un attimo abbagliato da quella visione gli si avvicinò e col sorriso di chi sta facendo solo sfoggio di innata e invidiabile simpatia, disse: «Ma Lei, è Babbo Natale!», Sospirando, l’altro rispose: «Mi dispiace per lei e per i miei nipotini. Sono solo Gustav Larsson». Salutò e stava per andarsene, quando da una casa uscì, andando incontro al grasso signore, una vecchietta tutta curva. I due si baciarono, poi l’uomo, rivolto al viaggiatore, disse: «Le presento mia moglie Befana». Non rideva, non sembrava che stesse scherzando. Il viaggiatore strinse la manina rugosa che gli veniva porta e li guardò allontanarsi nella neve.
Perdonami, Medea, ma così ti ho salvata da una inutile cinica osservazione o da una massima morale che avevo sulla punta della lingua.
Ciao,
Gioacchino
diciamolo poi, a Conti…che il lucido marrone per le scarpe, non va messo in faccia. Eh no. No no.

Bentornata.
Nooo, e io che credevo fossero tutte persone di grande bellezza e talento, noooo.
Allora, ti spiego come gira il mondo: gira attorno al sole descrivendo un’ellisse, inoltre gira attorno il suo asse, e come se non bastasse il suo asse inclinato ruota verticalmente disegnando una clessidra (un giramento di ball..), chiaro?
Anche mia sorella smontava le bambole( testa, gambe, ecc.) però non riusciva più a rimontarle, allora intervenivo io …poi ho preso la suddetta laurea
… e brava Medea.
Simo tutti Alice nel paese nel paese delle meraviglie, a volte.
Si vive di piccole, domenicali, virtù.
Bacetti.
Beh, per me la più bella rimani sempre tu!
A proposito: ti aspetto di là…
Per la verità, Gioacchino, io ero davvero come un bimbo nel paese delle favole: amici che erano con me si son fatti fotografare con Ruggeri o con i Fichi d’India, io ho ficcato il naso dietro le quinte, era questo quel che mi ha affascinato di più …



Iperlampadato, vero, verissimo, Miki!
Vedi Carlo, proprio come pensavo!
Sheena, cosa saremmo senza il nostro esser donne, vergini e di senso pratico?
Fa, passo presto (e grazie)
Buon lunedì…!