Looking for a motive

 

Hai lasciato che t’accecasse, il fascino e la vitalità, l’incanto della parola. Hai temuto il rumore del vuoto che la frattura avrebbe lasciato. Si ricompone invece piano quel puzzle, nel tuo andare felpato e il suo inseguirsi la coda, come un cucciolo di micio tutto vita e energia. Come riesci ogni volta? Come dimentichi sempre quanto ‘tirino’ le labbra di una ferita in rimargino? E tuffi la testa nel nuovo volume, è lì, quasi sempre, il conforto.

Pare che nelle postille si riconosca la mano. Ebbene. Quandanche. “Medea … vive tranquilla nel suo paese agli estremi confini del mondo civile, la Colchide, onorando la dea Ecate, di cui è sacerdotessa. Ma quando Giasone sbarca, il suo destino cambia. Medea si innamora … prima era timorosa, sempre incerta sul da farsi, tormentata all’idea di dover scegliere tra dovere e amore …” (Cantarella, L’amore è un dio) [ovvio che io 'tenga' per una Medea prima dell'amore ...].

7 Risposte

  1. Ciao. Ma la Medea di Seneca è così rivelatrice. La spensieratezza, l’ingenuità, l’insensatezza anche, con cui a capofitto ci gettiamo in un passo dubbioso e irto di spine sono necessarie, Ma non per conservare purezza di vedute, semmai per vaccinarci e soprattutto perchè una parte di noi sa che le ferite sono una parte necessaria del viaggio. Necessità dai molti significati.

    Gioacchino

  2. Le ferite sono esperienze che insegnano e molto… Giulia

  3. Però Medea impazzisce… Tu no, vero? :-)

  4. Ciao, Gioacchino. Proverò a rimediare alla mia lacuna circa la Medea di Seneca. Ti ringrazio, un abbraccio.
    Giulia, di qualche cicatrice non necessaria farei volentieri a meno, però … Bacio.
    Fa, faccio il possibile per non rincretinire, quanto meno. :)

  5. Ricomporre i puzzle m’ha sempre divertito. Prima delineo la cornice, contenitore di spazio da suturare, ben marcato confine invalicabile. Simile a curare una ferita.
    Medea, straniera tra stranieri, è furia d’amore. Ferina vendicatrice. Le sue ferite non rimarginano, la inghiottono, la estraniano a se stessa. Meglio confinare le ferite in uno spazio controllabile. O restare in Colchide.

  6. Viviamo di ferite che rimarginano, temo, Carlo. Meglio che restare in Colchide, anyway. Bacio :)

  7. Ma no, lo so bene che non impazzirai! Ah, di là c’è la famosa continuazione del post. Ricordi?

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