Ha gli orli slabbrati quest’anima fragile – prematura, dici, la sanità, silente e felpata la convalescenza. E’ balsamo come ti vede l’amico, né credi né pensi. Ma spande sollievo, ti ritrovi adulta, e neppure sapevi. Se in te non fosse, adesso, un lago di tristezza e senso d’abbandono, sarebbe felicità a dilagarti. La nuit s’epaississait ainsi qu’une cloison / et mes yeux dans le noir devinaient tes prunelles / et je buvais ton souffle, o douceur, o poison! / et tes pies s’endomaient dans mes mains fraternelles / la nuit s’epaississait ainsi qu’une cloison (la notte s’ispessiva come una parete / e i miei occhi nel buio indovinavano le tue pupille / e bevevo il respiro tuo, dolcezza, veleno! / i tuoi piedi s’assopivano nelle mie mani fraterne / la notte s’ispessiva come una parete).
Postato in: Gefühle, Percezione di sé



OH! …che bello.
Perchè sempre tanta tristezza? Bisognerebbe che ce lo domandassimo forse un po’ di più. Io non credo nella felicità, ma forse dovremmo ridare senso anche alla sofferenza, al dolore… Ci sono perosne che lo fanno e diventano speciali. Regalano speranza ma forse non ho qui lo spazio per spiegare quello che sento. Ciao Giulia
Miki, io scrivo così (soprattutto sull’onda della malinconia).
Giulia, hai toccato un ‘tasto dolente’. Diciamo che ‘va a momenti’: ieri sera era un momento così, oggi è già un po’ diverso, ma mi pare che i minuti tristi siano quelli che mi portino poesia (e sì, hai ragione, ci son persone che portano in sé la luce, ed il bisogno – nostro – di credere loro ce le rende speciali …).
Love profusion!
Eggià, Fabio (per dirla con Baudelaire, ovviamente).
Ho ricambiato volentieri il link causa un’istintiva empatia con la tua scrittura. A presto.
Stefania, è un’empatia di lunga data, credimi …