
Fa e disfa, apri e chiudi, riordina. Parti, ritorna, riparti. Il naso occluso e la schiena dolente ora chiedono pace. Il monitor conserva la fissità di sempre, non placa la ridda d’ipotesi nella tua mente. Sinché sei in viaggio non pensi. E’ come le mura di casa avessero serbato l’afrore dell’animo, come i tuoi passi calcassero ottusi e scalzi i gradini di ieri. Porti la traccia di un’anima simile, fragile e amara come la tua, e pure pronta al sorriso e alla celia. E per te che hai bisogno di tempo e chilometri, a placare la sete di sogno, ha così più valore il non detto, l’inappurato, da darti la forza. Sai che sarà questione di un giorno, per perderla, questa sensazione che t’ha fatto tornare bambina, con un altro bambino alla periferia del cerchio. Ché questa bambina vuole entrare nel ‘loro’ cortile, a giocare. Che trasudino pure tristezza, le mura di casa. Ora metti la maschera, ed esci.
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